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Pop Upgrade

POP-UPGRADE

Serial but Special, i multipli come opera d’ arte pop accessibile e diffusa

STORY TELLING

un progetto per la serialità e la diffusione di multipli d’arte, online e offline, rizomatico, itinerante.

A cura di Christian Gangitano per Deodato Arte

La POP art è stata un’arte accessibile solo come iconografia ma non a portata di tutti, alle sue origini vi è ancora un’arte “per pochi” e musealizzata. Solo di recente, a cavallo tra la fine del XX secolo e l’inizio del nuovo millennio, con la diffusione del web 2.0 a portata di device e con la seconda ondata di artisti POP internazionali, si verifica un superamento dei confini tra arte “alta” e “bassa” tra iconografie e figurazione di serie A e B. Cade il pregiudizio che valorizzava solo l’opera d’arte “originale” a discapito di stampe e multipli, che erano invece già prerogativa dell’arte “classica” occidentale.

Grazie al precursore Warhol e alle ultime tendenze dell’arte globalizzata dove le barriere tra arte, fashion, design, advertising, dei linguaggi dei social network, della street art, si assottigliano sempre di più fino ad arrivare a un auspicato UPGRADE dell’arte POP, che definiamo appunto POP-UPGRADE, un processo di attualizzazione verso un’arte “per tutti”, a portata di “tasca” in atto dopo la grande ri-evoluzione innescata e messa in opera dall’artista “otaku” giapponese Takashi Murakami e dallo street artist Banksy

Il progetto POP-Upgrade in grado oggi di mettere in scena le ultime tendenze artistiche dell’arte POP visionaria e realizzare multipli e serie di opere individuate ad hoc frutto dell’estro dei migliori artisti neo-pop. A partire dalla scena italiana, ma non solo, l’arte di alta qualità diviene finalmente e concretamente apparendo proprio comeun POP-UP nei diversi scenari e piattaforme, media e display che la tecnologia e il networking internazionale consentono oggi.

SCENARI di RIFERIMENTO

La pop art, come è noto, è una corrente artistica della seconda metà del XX secolo, di stampo prettamente occidentale, portatrice di contenuti fortemente legati a diverse fasi dell’epoca dell’industrializzazione, del consumo di massa e poi della globalizzazione. Diviene una forma d’arte molto diffusa e immediatamente riconoscibile dalle masse, dal Popolo, caratteristiche che meritano il nome di POP art, termine che deriva infatti dalla parola inglese ovvero arte popolare, con un significato diverso però dall'uso comune e una carica visiva capace di rispecchiare al meglio le trasformazioni della società in atto in quegli anni.

La consapevolezza di non poter competere con l’Italia, la Francia e in generale con l’heritage artistico europeo li proietta al futuro, capaci come sono di fare investimenti strategici sulla cultura come driver di sviluppo economico e ricchi di spazi espositivi dalle architetture avveniristiche, opera dei migliori

ISPIRATIONAL: artisti e linguaggi.

I maggiori rappresentanti del genere furono tra gli altri:George Segal, che costruì a grandezza naturale figure in gesso che riprendono i gesti della vita, che ebbe l’intuizione geniale di guardare al mondo dei fumetti e della pubblicità, e di considerarli degni protagonisti della sua arte; James Rosenquist, con i suoi grandi cartelloni pubblicitari e le icone del consumo di massa in formato XL; Claes Oldenburg, che riprodusse in grande scala beni di consumo o elaborò in un modo pop-alchemico oggetti tecnologici e di uso comune ai quali fece cambiare stato materico, rendendoli ad esempio molli; Robert Rauschenberg e Jasper Johnsconsiderati padri spirituali della scena ma anche elementi di continuità con la cultura europea, iniziatori di un’arte tutta americana.

Maestro della pop art, riconosciuto universalmente, fu peròAndy Warhol: anche fotografo, pubblicitario e regista cinematografico. A lui si deve il grande salto fatto dall'opera d'arte, la perdita definitiva dell’“aura” e la sua affermata riproducibilità tecnica, già teorizzate dal filosofo tedesco Walter Benjamin nel testo miliare. L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, saggio pubblicato nel 1936.

L’opera d’arte diventa seriale, da oggetto unico a prodotto o brand, come nella serie dei celebri “barattoli di minestra Campbell”, con la quale affermò di fatto che il linguaggio della pubblicità e del marketing erano ormai diventati arte e che i gusti del pubblico erano mutati, si erano allineati grazie alla TV e ai mass media e si erano ormai uniformati e standardizzati.

Altrettanto celebri e importanti capofila, per la scena attuale e neo-pop sono gli artisti “post” Warhol, la seconda ondata, come Jeff Koons, Damien Hirst, Keith Haring, Robert Indiana, Yayoi Kusama, Takashi Murakami, Nara Yoshitomo, Maurizio Cattelan e oggi Banksy.

Il gadget, il merchandising, la customizzazione di oggetti, i toys e i flagship store, le collaborazioni con aziende e brand entrano di diritto a far parte del mondo dell’arte, riconosciuti e ricercati come tali a livello globale. Gli artisti diventano , neomecenati sono le holding multinazionali.

Basi e radici “antiche” per la Serialità e la diffusione di multipli di opere d’arte.

Ovvero: quando la Marylin Monroe ritratta da Warhol era nel 330 a.c. la Menade danzante

 

La serialità e la riproducibilità non sono certo caratteristiche esclusive dell’arte contemporanea nella nostra epoca.

Con la mostra Serial Classic, cocurata da Salvatore Settis e Anna Anguissola per Fondazione Prada, dedicata alla scultura classica è stato recentemente esplorato il rapporto ambivalente tra originalità e imitazione nella cultura romana e il suo insistere sulla diffusione di multipli come omaggi all’arte greca.

Così le più importanti figure della statuaria greca (come il Moscoforo, il Discobolo, il Doriforo, la Venere di Milo, il Laoconte o la Nikedi Samotracia etc.) erano già icone AVANT-POP note e riconosciute in epoca pre-massmediatica in tutto il bacino del Mediterraneo.


All’idea di classico tendiamo ad associare quella di unicità, ma in nessun periodo dell’arte occidentale la creazione di copie da grandi capolavori del passato è stata importante quanto nella Roma della tarda Repubblica e dell’Impero.

 

La Galassia GUTENBERG e le basi per un’arte seriale e di multipli, anticipazioni della globalizzazione culturale. Da Durer al Periodo Edo giapponese. Cenni storici e precursori.

 

La Galassia Gutenberg: nascita dell'uomo tipografico (The Gutenberg Galaxy:the Making of Typographic Man) di Marshall McLuhan, stampato dall'Università di Toronto nel 1962.

Questo libro portò nel linguaggio comune termini come Villaggio globale e Galassia Gutenberg. McLuhan analizza gli effetti che i media e le loro tecniche di comunicazione hanno sulla cultura europea e sulle persone.

 

McLuhan studia la nascita di ciò che definisce l'uomo di Gutenberg, prodotto dal cambiamento della coscienza provocato dall'avvento del libro stampato. "Il mezzo è il messaggio" è la sua più celebre intuizione.

Le persone e i linguaggi sono determinati dai media e dalla tecnologia dell’epoca secondo una poetica legata all’ “estetica Mondana” e al TECNO-MORFISMO teorizzato dal critico d’arte Renato Barilli.

 

La diffusione nel 1448-50 in Europa, del procedimento di stampa a caratteri mobili inventato e commercializzato da Gutenberg segnò il passaggio da una comunicazione in cui era presente un equilibrio tra tutti i sensi a una tirannia, un “dominio” della componente visiva. L'autore sostiene che tale invenzione avrebbe portato alla nascita del nazionalismo, del dualismo, alla dominazione del razionalismo, all'automatizzazione della ricerca scientifica, alla standardizzazione delle culture e all'alienazione degli individui oggi divenuti “società liquida” o “modernità fluida” secondo il filosofo Zygmunt Bauman.

 

I caratteri mobili, con la loro capacità di riprodurre testi velocemente e con precisione, hanno portato a una omogeneità e ripetitività, ma anche ad effetti positivi del sapere e della conoscenza per le masse.

Da tali effetti “benefici” non poteva esimersi l’arte che già nelle stampe di Albrecht Dürer, nella seconda metà del Settecento, diffusero soggetti e icone delle culture “classiche “ o “romanze” in tutta Europa, a prezzi accessibili, vendute anche presso “librerie” e mercatini.

 

Ma è soltanto durante il periodo EDO giapponese, tra il 1603 e il 1868, nel quale grazie allo Shogun Tokugawa Yeyasu e poi alla sua dinastia, che viene divulgata un’arte e un’estetica “per tutti”, realmente accessibile e seriale con le stampe UKIYO-e a opera dei grandi Maestri, quali Hokusai, Utamaro, Hiroshige, Suzuki Harunobu, Utagawa Kuniyoshi, precursori dell’arte pop già secoli prima del suo avvento in occidente. Altri artisti dell’“estetica fluttuante” nipponica seppero rappresentare al meglio le celebrities dell’epoca, i paesaggi più noti, i racconti, le icone amate dal popolo.

Grazie all’avvento dei mercati globalizzati, l’ukiyo-e arriva in Francia tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, influenzando per sempre e in modo indelebile l’immaginario dell’arte occidentale a partire dai grandi artisti delle avanguardie storiche fino ai manga, le anime e i video game di oggi, tanto amati dalle generazioni X e Y, i collezionisti del futuro.

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