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Perception Italia 70

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Dal 9 al 30 aprile 2015 presso la Galleria Deodato Arte sarà allestita la mostra: Perception Italia 70
A cura di Andrea Robassa (Associazione Feudo), critiche e distorsioni visive di Mariella Casile.

Anni Settanta, anni di protesta terrorismo e sperimentazione. Sono questi gli anni in cui la nostra attualità affonda le sue radici, in cui le contestazioni giovanili, il ’68, il clima caldo della politica, hanno generato fermenti e innovazioni che hanno influito su quotidianità, moda, e ovviamente sulla cultura. Non si tratta della cultura istituazionale, elitaria delle vecchie università, ma va intesa nelle sue tante accezioni, come insieme di diverse discipline. [...continua in fondo]

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PERCEPTION ITALIA 70

(testo critico di Mariella Casile)

Anni Settanta, anni di protesta terrorismo e sperimentazione. Sono questi gli anni in cui la nostra attualità affonda le sue radici, in cui le contestazioni giovanili, il ’68, il clima caldo della politica, hanno generato fermenti e innovazioni che hanno influito su quotidianità, moda, e ovviamente sulla cultura. Non si tratta della cultura istituazionale, elitaria delle vecchie università, ma va intesa nelle sue tante accezioni, come insieme di diverse discipline.


La letteratura, si rinnova, sulla scia del nomadismo intellettuale di Kerouac, padre della beat generation, si rinnova la musica, sulla scia dei Beatles, dei Rolling Stones, degli Who, i testi diventano più impegnati, aumenta il peso dell’elettronica, protagonista in ogni settore. Anche nel campo artistico, dove forti sono ancora l’eredità futurista e il Manifesto Spaziale per la Televisione redatto da Lucio Fontana.


Era il 1952 e da allora quanta strada è stata fatta. Si affermano proprio negli anni Settanta la tecnoarte, il video- tape, il movimento Fluxus, l’arte Cinetica, la poesia Visiva, la video arte, e la Pittura Analitica, tutte correnti che avvertono la necessità di operare ad un cambiamento. Nell'ambiente culturale avviene anche la trasformazione del televisore da semplice elettrodomestico e mezzo di comunicazione , a strumento di creatività, con il quale realizzare immagine astratte e fantasmagoriche come quelle di Nam June Paik.


Dalle prove di Bragaglia all’apogeo di Nam Jun Paik, fino alla ridiscussione del figurativo all’astratto, del narrativo e dell’autoreferenziale, le nuove correnti degli anni 70 snodano la loro fulminea storia attraverso l’appropriazione delle nuove tecnologie, che rendono l’artista sempre più selezionatore e modificatore delle immagini, della loro percezione, che non suo medesimo creatore. 

Anche L’Italia ha dato il suo contributo nel confrontarsi con queste nuove tendenze che arrivano dall’America, dall’Asia e dall’Europa del nord e per l’appunto questa mostra: PERCEPTION ITALIA 70, andrà ad indagare tre filoni in particolare, che ancora oggi destano curiosità, portando alla luce alcuni artisti minori che il mercato inizia da qualche tempo a prendere in considerazione accanto ai già più famosi come : Griffa, Biasi, Alviani, e Costalonga.


Oggi possiamo dire dalle esperienze del gruppo Gutai al Nouveau Realisme, dall’arte cinetica e programmatica, dalla pittura analitica alla poesia visiva, al Fluxus e alla Video arte, di essere approdati ad un tipo di opera che esprime un’irresistibile tendenza a non identificarsi più con un oggetto compiuto, ma con un’azione-reazione nello spazio e nel tempo, che coinvolge l’artista come lo spettatore. Pensiamo alle opere dei Cinetici che coinvolgono e stravolgono la percezione dell'osservatore che con l’utilizzo di supporti come la plastica, il metallo, la carta, il vetro e il motore, ben si identificano con quello che, un giovane e lungimirante, Umberto Eco definirà “opera aperta”. Innovativo per il tempo, questo termine, che aprirà la strada alla sua semiotica e che trova proprio negli artisti Cinetici massima espressione.


Ennesimo Manifesto di rottura, “L’opera Aperta” di Umberto Eco, si pone come nuovo modello estetico per questi artisti, utile per indicare una nuova direzione all’arte contemporanea, iniziando proprio dal rimaneggiare, assimilare e superare tutte le avanguardie storiche del Novecento, e prendendo proprio da qui la consapevolezza che solo con una serializzazione dell’opera si poteva contrastare il mercato dell’arte che mercificava le opere.


Arte Cinetica, Pittura Analitica e Poesia Visiva, furono tra le correnti artistiche che negli anni 70’ consacrarono una rottura definitiva con il passato, non solo in maniera teorica, ma soprattutto in maniera pratica. C’è un totale abbandono alla tela, ai colori, agli scalpelli. Un nuovo linguaggio tra parola e visione, un nuovo utilizzo della poesia e della letteratura che dialogano ora con l’immagine, per quanto riguarda la Poesia Visiva, e un tipo di pittura che abbandona qualsiasi velleità di rappresentazione ma che si dà come “pittura-pittura”, al fine della rappresentazione di se stessa nel caso della Pittura Analitica. Sarà proprio Giorgio Griffa, esponente tra i più autorevoli di questa corrente, a dire di se : “ io non rappresento nulla, io dipingo”.


Dalle lezioni di Malevic a quelle di Piet Mondrian, dalle teorie di Roland Barthes fino al concretismo di Bruno Munari, la Pittura Analitica, o Pittura-Pittura sperimenta quel linguaggio, che oggi possiamo definire di riflessione sugli elementi del dipingere come le linee e il colore, ponendosi come opere sospese, non finite, in poche parole per dirla, ancora una volta, alla maniera di Umberto Eco : “opere aperte”.


Sicchè non bisogna aver paura di mettere insieme un’opera cinetica di Costalonga o Biasi con un poeta visivo come Miccini o Perfetti, o ancora un Analitico come Giorgio Griffa o Cacciola, perché la memoria è la stessa. L’espressione è diversa a seconda delle diverse correnti e personalità artistiche, ma l’eco è identico.


Ecco perché siamo in correlazione sia con “l’astrattismo” della pittura analitica che con la “fenomenologia percettiva del cinetismo”, che con il “concettualismo poetico” della poesia visiva.


Perception Italia 70 ci fa affacciare ad un clima di fermenti e cambiamenti culturali che abbandonano determinati canoni estetici per arrivare a qualcosa di altro, che inaugura una determinata nuova era post-contemporanea. C’è l’imbarazzo della scelta, tra artisti affermati e meno conosciuti affinchè si conservi la loro eredità intellettuale, offrendo spunti e riflessioni nuovi su quegli anni, in modo semplice, attraverso gli echi che questa mostra impagina e ci restituisce.


Mariella Casile 

(Storico dell'Arte, o Storica dell'Arte - a seconda che siate conservatori o progressisti)

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