
Alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, l’arte si fa esperienza immersiva, simbolica e profondamente attuale. Nel Padiglione Nazionale della Sierra Leone, dal 9 maggio al 22 novembre 2026, l’artista Jacopo Di Cera presenta Ciclica, un’imponente installazione multimediale che trasforma il tema del cambiamento climatico in una narrazione visiva e sensoriale di grande impatto.
Un’opera che respira tra tecnologia e natura
Ciclica si sviluppa attraverso 36 schermi upcycled, organizzati in una struttura tripartita che richiama i cicli fondamentali dell’esistenza: nascita, vita e morte. Al centro della scena, la figura mitologica di Gea, interpretata dalla performer Lidia Carew, prende forma in una danza sospesa tra luce e ombra, tra armonia e frattura.
La scelta di utilizzare dispositivi tecnologici recuperati non è solo estetica, ma profondamente concettuale: il medium diventa messaggio. Gli schermi stessi raccontano una storia di obsolescenza e rinascita, riflettendo sulle contraddizioni del nostro tempo e sulla necessità di ripensare il rapporto tra uomo, tecnologia e ambiente.
Un racconto visivo tra mito e crisi ambientale
L’opera si distingue per una forte componente simbolica e per l’utilizzo della visione zenitale, cifra stilistica distintiva di Di Cera. Dall’alto, lo sguardo si fa analitico e poetico insieme, trasformando dati e fenomeni legati alla crisi climatica in immagini potenti, quasi rituali.
Nel flusso della performance, la danza di Gea viene progressivamente interrotta da “glitch visivi”: interferenze che rappresentano l’impatto dell’attività umana sugli equilibri naturali. Il risultato è una tensione costante tra ordine e caos, tra continuità e rottura.
Come sottolinea la curatrice Rebecca Pedrazzi, Ciclica costruisce una vera e propria “cosmogonia visiva”, in cui il collasso ambientale non è più un evento lontano, ma un processo già in atto, che ci coinvolge direttamente.
Un messaggio di consapevolezza (e speranza)
Nonostante la forza critica dell’opera, Ciclica non si limita a denunciare. La struttura ciclica suggerisce infatti una possibilità di rigenerazione: ogni fine contiene un nuovo inizio. È proprio in questo equilibrio tra dissoluzione e rinascita che l’opera apre a una prospettiva futura, invitando lo spettatore a una riflessione attiva.
Un dialogo con il presente globale
Inserita nel Padiglione Nazionale della Sierra Leone, Ciclica dialoga con la visione curatoriale di Sandro Orlandi Stagle e Willy Montini all’interno del progetto Mondi Presenti / Worlds of Today. Più che una semplice esposizione, il Padiglione si configura come un dispositivo dinamico di relazione e ricerca.
In sintonia con il tema della 61ª Biennale di Venezia, In Minor Keys, il progetto invita a un esercizio di ascolto e decentramento, privilegiando narrazioni sottili, processi vitali e forme di resilienza lontane dalle retoriche dominanti.
L’esposizione si sviluppa come una costellazione di pratiche che intrecciano dimensione locale e apertura internazionale, dando vita a una vera e propria “assemblea visiva” in cui identità differenti si definiscono attraverso il contatto e la relazione. Al centro emerge un’idea di arte come atto etico e trasformativo, capace di immaginare nuove possibilità di coesistenza, giustizia ambientale e umanesimo condiviso.
Con Ciclica, Jacopo Di Cera conferma la forza di una ricerca artistica capace di unire fotografia, installazione, performance e linguaggi digitali. Il suo lavoro invita a osservare la realtà da una prospettiva nuova, trasformando temi complessi in immagini evocative e accessibili.



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