
Dal 4 luglio al 6 settembre 2026, Gibellina torna a trasformarsi in un grande museo a cielo aperto con una nuova edizione di Gibellina Photoroad, il festival dedicato alla fotografia contemporanea e ai linguaggi visivi nello spazio pubblico. Un appuntamento speciale che, nel 2026, celebra i dieci anni di attività del festival e si inserisce nel programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea.
Nato nel 2016 da un’idea della curatrice Arianna Catania, sotto la sua direzione artistica, Gibellina Photoroad si è affermato negli anni come un progetto unico nel panorama italiano e internazionale. Non un semplice festival fotografico, ma un’esperienza diffusa, site-specific e partecipativa, capace di mettere in relazione immagini, architetture, memoria urbana e comunità.
Fin dalla sua prima edizione, il festival ha scelto Gibellina come laboratorio ideale per ripensare il rapporto tra fotografia e spazio pubblico. Una città già profondamente legata all’arte contemporanea, alla ricostruzione e alla visione culturale di Ludovico Corrao, che dopo il terremoto del Belice del 1968 immaginò per Gibellina una rinascita attraverso l’arte, coinvolgendo alcuni dei più importanti artisti del Novecento.
Un festival open air tra memoria, paesaggio e comunità
Gibellina Photoroad è il primo festival “all’aperto” in Italia dedicato alla fotografia contemporanea e uno dei pochi al mondo con questa vocazione. Le opere non vengono semplicemente esposte, ma entrano in dialogo diretto con la città, occupando piazze, finestre, edifici, spazi urbani e luoghi simbolici.
Nel corso delle sue edizioni, il festival ha presentato oltre 150 mostre e installazioni site-specific, coinvolgendo artisti provenienti da tutto il mondo e attivando collaborazioni con importanti istituzioni nazionali e internazionali. La fotografia diventa così uno strumento per attraversare la città, riscoprirne le architetture, ascoltarne le storie e costruire nuove forme di relazione tra abitanti, visitatori e territorio.
L’edizione 2026 conferma questa identità, proponendo un percorso che riflette sui temi della memoria, dell’appartenenza, della trasformazione e della rinascita.
Le mostre e i progetti dell’edizione 2026
Al centro del programma si trova Ruins of Renewal, nuovo progetto site-specific dell’artista olandese Erik Kessels, tra le figure più influenti della fotografia contemporanea. L’opera nasce da una ricerca condotta insieme agli abitanti di Gibellina attraverso album di famiglia e archivi cittadini, trasformando immagini private in un’esperienza collettiva. L’installazione, concepita come una vera e propria “nuova piazza” vicino a Piazza Beuys, diventa uno spazio da vivere: un luogo di incontro, memoria e partecipazione.
Il tema dell’appartenenza attraversa anche RoundTrip di Alice Grassi, progetto nato nel 2016 e oggi ampliato. Il lavoro racconta l’emigrazione giovanile dalla Sicilia attraverso i ritratti di giovani gibellinesi che hanno lasciato la città per studiare o lavorare altrove. Le immagini, installate nelle finestre delle abitazioni, restituiscono simbolicamente una presenza a chi è partito, trasformando il centro urbano in una mappa emotiva fatta di ricordi, ritorni e legami.
Con Alphabet, Teresa Giannico interviene invece nel Teatro di Pietro Consagra, costruendo un alfabeto visivo che dialoga con la monumentalità dell’architettura brutalista. Frammenti, immagini e suggestioni invitano il pubblico a comporre liberamente significati e connessioni, dando vita a un percorso aperto e personale.
Tra i progetti più legati all’identità di Gibellina si inserisce Between di Jacopo Di Cera, videoinstallazione presentata alla Fondazione Orestiadi e realizzata in residenza al Grande Cretto di Alberto Burri con il coinvolgimento diretto degli abitanti della città.
Between di Jacopo Di Cera: la vita quotidiana dentro il Grande Cretto
Il Grande Cretto di Alberto Burri è una delle opere più potenti della storia dell’arte contemporanea italiana: una grande superficie bianca che custodisce la memoria di Gibellina vecchia, distrutta dal terremoto del 1968. Un luogo in cui il trauma si è fatto forma, silenzio e materia.
Con Between, Jacopo Di Cera introduce dentro questa monumentalità un tempo diverso: non quello della Storia, ma quello fragile, essenziale e continuo della vita quotidiana.
La videoinstallazione a sei schermi nasce da uno shooting realizzato al Cretto, coinvolgendo abitanti di Gibellina di diverse generazioni. Anziani che giocano a carte, una donna con la spesa, una bambina in bicicletta, una coppia che stende i panni, bambini che giocano a calcio: gesti semplici, familiari, universali, che riportano simbolicamente la vita dentro un luogo nato per custodire l’assenza.
Riprese dall’alto e presentate in loop, le scene trasformano il Cretto in una costellazione di piccoli palcoscenici. I corpi e le loro ombre attraversano lo spazio come presenze sospese, creando un dialogo tra passato e presente, memoria collettiva ed esperienza individuale.
Between non cerca di cancellare la ferita né di ricomporre ciò che è stato perduto. Al contrario, apre uno spazio intermedio, una soglia tra ciò che non c’è più e ciò che continua ad accadere. Il Cretto non è più soltanto monumento, ma luogo abitabile, attraversato da gesti ordinari e da una nuova possibilità di immaginazione.
Natura, rigenerazione e paesaggio
Completa il percorso Redemption of Nature di Stefano Cerio, progetto sostenuto da Strategia Fotografia 2025 della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e realizzato in collaborazione con il mudaC – Museo delle arti di Carrara.
Attraverso fotografie e video realizzati in Sicilia e Sardegna, Cerio indaga i processi di rigenerazione della natura dopo i grandi incendi che hanno colpito il Mediterraneo negli ultimi anni. Le immagini, installate all’aperto nel paesaggio di Gibellina, costruiscono una riflessione sulla crisi climatica, sulla trasformazione ambientale e sulla capacità dei territori di rinascere.
Durante il festival sarà inoltre possibile visitare alcune installazioni permanenti e progetti già presenti in città, tra cui Una città quasi infinita di Paolo Ventura, il fotomosaico Gibellina selfie di Joan Fontcuberta, Hollywood di Salvatore Di Gregorio e il progetto partecipativo Singolare Plurale: un ritratto per la città.
Il programma inaugurale
Le giornate inaugurali del 4 e 5 luglio 2026 prevedono incontri con artisti e curatori, visite guidate, presentazioni editoriali e momenti aperti alla cittadinanza.
Il 4 luglio, al MAC – Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao, si terranno gli incontri dedicati a Redemption of Nature con Stefano Cerio, Angela Madesani ed Enzo Fiammetta, e ad Anima con Alisa Martynova e Arianna Catania. Nel pomeriggio, in Piazza Beuys, è prevista la visita guidata alla mostra Ruins of Renewal con Erik Kessels, seguita in serata da una festa nella “nuova piazza”.
Il 5 luglio, alla Fondazione Orestiadi, il programma prosegue con la presentazione del libro Il doppio e l’aterno. L’archivio di Giovanna Brogna/Sonnino, regista e artista visiva e con la visita guidata alla mostra Between insieme a Jacopo Di Cera. Nel pomeriggio, al Moma Cafè, sarà invece possibile partecipare alla visita guidata di RoundTrip con Alice Grassi.
Il 30 luglio, sempre alla Fondazione Orestiadi, sono previste la presentazione del libro d’artista Ctonio e la presentazione del catalogo dei dieci anni del festival.
Gibellina come museo a cielo aperto
Gibellina Photoroad 2026 non celebra soltanto un anniversario, ma riafferma il ruolo della fotografia come linguaggio capace di abitare lo spazio pubblico, attivare memorie e creare nuove forme di partecipazione.
In una città nata da una ferita e rinata attraverso l’arte, il festival continua a costruire un dialogo tra passato e futuro, tra immagini e architetture, tra comunità e paesaggio. Gibellina diventa così, ancora una volta, un luogo da attraversare, osservare e vivere: un museo a cielo aperto in cui la fotografia non si limita a raccontare il mondo, ma lo incontra.



Contattaci