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Mimmo Paladino

Mimmo Paladino

Domenico Paladino, noto come Mimmo Paladino, è tra i maggiori esponenti della Transavanguardia, Movimento fondato dal celebre critico d'arte Achille Bonito Oliva. Nato e cresciuto nell'Italia del sud, a Paduli, in un territorio ricco di contaminazioni misteriose provenienti dal mondo Orientale, l'artista è stato da sempre attratto dal “diverso”, una curiosità che lo ho portato a compiere lunghi viaggi negli anni '80, di cui i più importanti sono quelli negli Stati Uniti, dove ha allestito la sua prima personale, e soprattutto quello in Sud America, dove ha avuto occasione di conoscere la cultura locale e di farsi influenzare dall'arte primitiva e tribale. Un' esperienza che l'artista riflette nelle sue opere attraverso il particolare uso di segni, simboli e colori, e che lo ha portato a realizzare anche sculture totemiche, in bronzo, legno o calcare, e numerose installazioni talora permanenti. Fondamentale l'incontro con Achille Bonito Oliva, che lo ha annoverato all'interno del movimento della Transavanguardia, la cui estetica si basa sul ritorno alla pittura figurativa in antitesi con le varie correnti concettuali sviluppatesi negli anni '70. Paladino insieme agli altri esponenti del movimento: Enzo Cucchi, Sandro Chia, Francesco Clemente e Francesco De Maria, ha celebrato l'importanza della pratica pittorica della manualità e degli “attrezzi da lavoro” o “attrezzi da combattimento”, come li definisce lui stesso. In particolare pone l'accento sul procedimento, dando rilevanza al supporto come la carta o la tela e agli strumenti che gli consentono di elaborare le sue opere, come la matita e i pastelli, con l'inserimento anche di materiali anomali, che richiamano le radici locali dell'artista. Artista eclettico, Mimmo Paladino si è confrontato sia con il piccolo formato della tela che con le grandi dimensioni delle installazioni, fino a elaborare un linguaggio in cui fonde elementi derivanti da tempi e spazi diversi fra loro, dall'arte egizia, etrusca o paleocristina e in cui sperimenta diversi materiali e tecniche.

Io mi sento più vicino ad un pittore del Duecento che non, ad un romantico dell’Ottocento. Mi affascina questa grandezza nascosta sotto l’anonimato, mi piace l’umiltà di chi creava senza firmare il suo capolavoro. Sono belle, tali figure di geni sconosciuti.

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